orge
Quello che non era previsto
SingoloOpenmind
12.04.2026 |
1.754 |
1
"C’è un gioco sottile di ruoli che non vengono mai dichiarati, ma che tutti rispettano..."
Arriva senza preavviso.Un messaggio breve, quasi innocente.
“Se sei libero, passa.”
Lo leggo due volte. Non è tanto l’invito, quanto quello che lascia sospeso.
Con loro non c’è mai solo quello che si vede.
Esito un attimo. Più per abitudine che per reale dubbio.
Poi vado.
Quando la porta si apre, è lei la prima cosa che noto.
Una di quelle presenze che non hanno bisogno di esagerare. Bella nel modo giusto, consapevole, con quel tipo di sicurezza che non si costruisce in un giorno. Linee morbide ma decise, sguardo vivo, sorriso che sembra sapere già più di quanto dica.
Il tipo di donna che oggi chiamerebbero “milf”, ma la parola è riduttiva.
È presenza. È esperienza. È gioco.
“Finalmente…” dice, guardandomi come se stessi arrivando con qualche minuto di ritardo… anche se non era stato fissato nulla.
Lui è lì, rilassato, ma attento. Come sempre.
“Dai, vieni… stiamo tranquilli.”
Mi ritrovo un bicchiere in mano.
Limoncello ghiacciato. Il vetro freddo, quasi appiccicato alle dita. Un sorso, e quella freschezza netta che scende e sistema subito tutto: distanza, esitazione, pensieri.
Ci sediamo. Parliamo.
Ma è una conversazione diversa dal solito. Più breve, più densa. Le parole servono solo a prendere ritmo.
Lei si muove con naturalezza, attraversa lo spazio come se fosse già tutto suo. Ogni gesto ha un tempo leggermente più lento, più intenzionale. Non invade, ma attira.
Gli sguardi iniziano a durare un attimo di più.
Le pause diventano piene.
E poi c’è quel dettaglio.
Quella sensazione che qualcosa non sia esattamente come le altre volte.
Non lo vedi subito. Lo percepisci.
Una presenza in più.
Non introdotta, non spiegata. Semplicemente già lì, già integrata, come se fosse sempre stata prevista… anche se non detta.
Resto un attimo a osservare.
Capire prima di entrare. È sempre stato il mio modo.
Lei incrocia il mio sguardo e accenna un sorriso.
Non dice nulla, ma è come se desse un via libera silenzioso.
Da lì, tutto scivola.
Le distanze cambiano senza bisogno di accordi.
Gli equilibri emergono da soli.
C’è un gioco sottile di ruoli che non vengono mai dichiarati, ma che tutti rispettano.
Chi guida, chi accompagna, chi si lascia andare con una naturalezza che non è improvvisata.
E lei… resta il centro, ma senza mai imporsi.
Più che dirigere, amplifica. Tiene insieme tutto con una presenza che si sente anche quando sembra defilata.
Il tempo smette di essere una misura.
Diventa solo una sequenza di momenti che si rincorrono, sempre un passo oltre quello prima.
È leggero. È divertente.
E soprattutto… funziona.
Quando tutto rallenta, resta quell’energia sospesa.
Respiri più profondi, sorrisi veri, nessuna fretta di tornare subito alla realtà.
Lei si sistema i capelli con un gesto semplice, quasi distratto.
“Direi che non è stata una cattiva idea…”
Nessuno risponde davvero. Non serve.
Ancora un sorso, ancora qualche parola leggera.
Ma è tutto diverso ormai. Più complice. Più consapevole.
Alla porta, i saluti sono tranquilli.
Ma gli sguardi no.
C’è dentro qualcosa di già deciso, anche senza dirlo.
Questa volta non è stata un caso.
La prossima… nemmeno.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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